Don Chisciotte nella Mancha d’Europa

Don Chisciotte nella Mancha d’Europa

uno spettacolo di Carlo Quartucci e Carla Tatò

Sperimentatore-nell’animo Carlo Quartucci con la sua compagna di vita e d’arte, Carla Tatò, cantora dalla duttile voce, torna per presentare un progetto scenico sul mito di Don Chisciotte articolato come un work in progress. «Grazie», esordisce Quartucci «Il nostro è un viaggio che abbiamo definito via via in varie tappe. E mi piace portarlo qui. Negli anni i miei spettacoli sono andati in scena dall’alba al tramonto a Documenta a Kassel, bucando lo spazio del teatro e mettendo in dialogo le arti sceniche: cinema, teatro, arte visiva, musica, canto, vita-scenica, spettatore-agente che entra dentro lo spettacolo».

In un monologo serrato che definisce conferenza-spettacolo, Quartucci parla per frammenti, offre bocconi della sua storia artistica che l’ha visto confrontarsi con l’arte pittorica e il cinema in un ideale continuum artistico dove tutto è rappresentazione e teatro persino gli accidenti della vita. Tutto si assomma, si impila, si tratti di ricordi, concetti, personaggi, grandi artisti o drammaturghi, tra tutti Philip Glass, Beckett e Pinter, ma anche Van Gogh, Beethoven, Malevič, artisti concettuali come Giulio Paolini, e poi il museo come spazio dove «si espone il teatro», oppure il cinema: «una cinepresa nel cervello del teatro»; la vita scenica trovata in grandi quadri; i docenti-personaggi ovvero Don Chisciotte o Macbeth che sarebbero vere e proprie drammaturgie. «Ho viaggiato molti anni fa con un camion tutto bianco, oggi scarico, più che io Don Chisciotte».

«All’ombra di Cervantes e alla luce di Borges» il viaggio di Quartucci/Tatò ha tutto il carattere di un’utopia e si presenta come una mappa «geopoetica»  che coinvolge varie comunità di aspiranti artisti o giovani studiosi delle arti. E intanto la cantora Tatò sfoggia tutta la sua arte di attrice-cantatrice e, in una personalissma lettura delle Troiane, seguendo una sua partitura, recita e canta, esce ed entra da Ecuba, soffre e si dispera fino al riso, per porsi poi una domanda finale: «chi è il vero barbaro?».